mario's profileLe cinque paralleleBlogListsGuestbookMore Tools Help

Blog


    October 12

    L'atra storia di Dante

    Studiando, questa sera, il Paradiso dalla Divina Commedia del grande ed illustre Dante Alighieri, i ricordi sono tornati all'anno scorso, in una giornata di banchi verdi (è tutto ciò che ricordo della classe di quell'ora, quel giorno...), io e ilmiocompagnodibanco notavamo, durante la spiegazione del Canto IX del Purgatorio, che una seconda strada era aperta nel racconto del poeta... Se andavamo a leggere semplicemente (come, a mio parere si dovrebbe fare sempre) i meravigliosi versi del poeta fiorentino ci appariva, chiara come il sole, un'interpretazione immediata e luminosa: davanti ai nostri occhi un capolavoro del doppio senso! Ed esso, col procedere della narrazione, si irrobustiva! (anche questo è un doppio senso, probabilmente capirete il perchè solo fra un po').
    Quello che sto andando a fare, per oggi, è la semplice trascrizione del testo poetico, con la promessa di includere la variegata e complessa spiegazione nel mio prossimo intervento...
    Ora sta a voi, per il momento, cercare di vedere quello che io e ilmiocompagnodibanco abbiamo visto sfolgorante sotto al nostro naso, quel giorno...
     
       La concubina di Titone antico
    già s'imbiancava al balco d'oriente,
    fuor de le braccia del suo dolce amico;
       di gemme la sua fronte era lucente,
    poste in figura del freddo animale
    che con la coda percuote la gente;
       e la notte, de' passi con che sale,
    fatti avea due nel loco ov'eravamo,
    e 'l terzo già chinava in giuso l'ale;
       quand'io, che meco avea di quel d'Adamo,
    vinto dal sonno, in su l'erba inchinai
    la 've già tutti e cinque sedevamo.
       Ne l'ora che comincia i tristi lai
    la rondinella presso a la mattina,
    forse a memoria de' suo' primi guai,
       e che la mente nostra, peregrina
    più da la carne e men da' pensier presa,
    a le sue vision quasi è divina,
       in sogno mi parea veder sospesa
    un'aguglia nel ciel con penne d'oro,
    con l'ali aperte a calare intesa;
       ed esser mi parea là dove fuoro
    abbandonati i suoi da Ganimede,
    quando fu ratto al sommo consistoro.
       Fra me pensava: 'Forse questa fiede
    pur qui per uso, e forse d'altro loco
    disdegna di portarne suso in piede'.
       Poi mi parea che, poi rotata un poco,
    terribil come folgor discendesse,
    e me rapisse suso infino al foco.
       Ivi parea che ella e io ardesse;
    e sì loincendio imaginato cosse,
    che convenne che 'l sonno si rompesse.
       Non altrimenti Achille si riscosse,
    li occhi svegliati rivolgendo in giro
    e non sappiendo là dove si fosse,
       quando la madre da Chiron a Schiro
    trafuggò lui dormendo in le sue braccia,
    là onde poi li Greci il dipartiro;
       che mi scoss'io, sì come da la faccia
    mi fuggì 'l sonno, e diventa' ismorto,
    come fa l'uom che, spaventato, agghiaccia.
       Dallato m'era solo il mio conforto,
    e 'l sole er' alto già più che due ore,
    e 'l viso m'era a la marina torto.
       <Non aver tema>, disse il mio segnore;
    <fatti sicur, ché noi semo a buon punto;
    non stringer, ma rallarga ogne vigore.
       Tu se' omai al purgatorio giunto:
    vedi là il balzo che 'l chiude dintorno;
    vedi l'entrata là 've par digiunto.
       Dianzi, ne l'alba che procede al giorno,
    quando l'anima tua dentro dormia,
    sovra li fiori ond' è là giù addorno
       venne una donna, e disse: "I' son Lucia;
    lasciatemi pigliar costui che dorme;
    sì l'agevolerò per la sua via".
       Sordel rimase e l'altre genti forme;
    ella ti tolse, e come 'l dì fu chiaro,
    sen venne suso; e io per le sue orme.
       Qui ti posò, ma pria mi dimostraro
    li occhi suoi belli quella intrata aperta;
    poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro>.
       A guisa d'uom che 'n dubbio si raccerta
    e che muta in conforto sua paura,
    poi che la verità li è discoperta,
       mi cambia' io; e come sanza cura
    vide me 'l duca mio, su per lo balzo
    si mosse, e io di rietro inver' l'altura.
       Lettor, tu vedi ben com'io innalzo
    la mia matera, e però con più arte
    non ti maravigliar s'io la rincalzo.
       Noi ci appressammo, ed eravamo in parte
    che là dove pareami prima rotto,
    pur come un fesso che muro diparte,
       vidi una porta, e tre gradi di sotto
    per gire ad essa, di colori diversi,
    e un portier ch'ancor non facea motto.
       E come l'occhio più e più v'apersi,
    vidil seder sovra 'l grado sovrano,
    tal ne la faccia ch'io non lo soffersi;
       e una spada nuda avea in mano,
    che reflettea i raggi sì ver' noi,
    ch'io drizzava spesso il viso in vano.
       <Dite costinci: che volete voi?>,
    cominciò elli a dire, <ov' è la scorta?
    Guardate che 'l venir sù non vi nòi>.
       <Ed ella i passi vostri in bene avanzi>,
    ricominciò il cortese portinaio:
    <Venite dunque a' nostri gradi innanzi>.
       Là ne venimmo; e lo scaglion primaio
    bianco marmo era sì pulito e terso,
    ch'io mi specchiai in esso qual io paio.
       Era il secondo tinto più che perso,
    d'una petrina ruvida e arsiccia,
    crepata per lo lungo e per traverso.
       Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia,
    porfido mi parea, sì fiammeggiante
    come sangue che fuor di vena spiccia.
       Sovra questo tenea ambo le piante
    l'angel di Dio sedendo in su la soglia
    che mi sembrava pietra di diamante.
       Per li tre gradi sù di buona voglia
    mi trasse il duca mio, dicendo: <Chiedi
    umilmente che 'l serrame scioglia>.
       Divoto mi gittai a' santi piedi;
    misericordia chiesi e ch'el m'aprisse,
    ma tre volte nel petto pria mi diedi.
       Sette P ne la fronte mi descrisse
    col punton de la spada, e <Fa che lavi,
    quando se' dentro, queste piaghe> disse.
       Cenere, o terra che secca si cavi,
    d'un color fora col suo vestimento;
    e di sotto da quel trasse due chiavi.
       L'una era d'oro e l'altra era d'argento;
    pria con la bianca e poscia con la gialla
    fece a la porta sì, ch'i' fu' contento.
       <Quantunque l'una d'este chiavi falla,
    che non si volga dritta per la toppa>,
    diss'elli a noi, <non s'apre questa calla.
       Più cara è l'una; ma l'altra vuol troppa
    d'arte e d'ingegno avanti che disserri,
    perch' ella è quella che 'l nodo disgroppa.
       Da Pier le tegno; e dissemi ch'i' erri
    anzi ad aprir ch'a tenerla serrata,
    pur che la gente a' piedi mi s'atterri>.
       Poi pinse l'uscio a la porta sacrata,
    dicendo: <Intrate; ma facciovi accorti
    che di fuor torna chi 'n dietro si guata>.
       E quando fuor ne' cardini distorti
    li spigoli di quella regge sacra,
    che di metallo son sonanti e forti,
       non rugghiò sì né si mostrò sì acra
    Tarpea, come tolto le fu il buono
    Metello, per che poi rimase Macra.
       Io mi rivolsi attento al primo tuono,
    e 'Te Deum laudamus' mi parea
    udire in voce mista al dolce suono.
       Tale imagine a punto mi rendea
    ciò ch'io udiva, qual prender si suole
    quando a cantar con organi si stea;
       ch'or sì or no s'intendon le parole.

    Comments (4)

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    Oct. 11
    vittoriowrote:
    Poi mi parea che, poi rotata un poco
    terribil come folgor discendesse,
    e me rapisse suso infino al foco.
    Ivi parea che ella ed io ardesse:
    e sì lo'ncendio imaginato cosse,
    che convenne che il sonno si rompesse.
     
    Poesia........ iltuocompagnodibanco
    Oct. 14
    mariowrote:
    Egli è invece un artista eccelso, che non ha paura di affrontare i veti e le censure dell'epoca, ma introduce i suoi reali pensieri a forza nel suo capolavoro universale.
    Che fosse forse un precursore di Manzoni....?
    Oct. 13
    Martawrote:
    Questo Dante che scrive i messaggi subliminari nella Commedia....oja oja! Che pervertito!




    Muoio! XD
    Oct. 13

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://cid-d44195cc9fc5bd63.spaces.live.com/blog/cns!D44195CC9FC5BD63!131.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None