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Le cinque parallele

per suoni e rumori rimasti in sospeso

mario

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Chi non mi conosce, non ha interesse a conoscermi, chi mi conosce vorrebbe non averlo fatto. Chi non mi conosce pensa che io sia uno s#£%*§o, chi mi conosce dice con convinzione che sono uno s#£%*§o bast!*$o. Chi non mi conosce non parla con me, chi mi conosce mi evita. Chi non mi conosce, non mi conosce; chi dice di conoscermi, non mi conosce affatto.
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January 06

Holidays

Vacanze, vacanze, vacnze...........
Non ricordoo di aver passato vacanze più inutili di queste.
Nonostante i buoni propositi per l'anno nuovo, tutti i libri di scuola e del conservatorio sono ancora lì, intonsi e vergini, che aspettano solo di essere aperti ed assimilati.
Ad adornare il quadretto uno dei natali più tristi della mia vita e un capodanno a punta di casino con miracoloso ritorno fortuito.
Un anno da dimenticare.
Ma c'è l'ossessione che preme, il dannato cervello che gira; e i pensieri si moltiplicano, si ingrandiscono, occupano spazio e tempo. La soluzione non esiste, o almeno non la trovo.....(tutto questo tempo senza)....
Cerco una ragione, ma i perchè si annullano...... l'ossessione non ha senso, e non sarebbe mai dovuta nascere.
La evito e mi aggira, la allontano e mi raggiunge.......
Tutto per un gioco che potrebbe essere solo un frutto della fantasia, un fraintendimento durato troppo a lungo.
L'illusione di una volta sola e l'ansia di una vita intera: non si distinguono più...... (offuscata e scura la mente dell'ostinato).....
Nonostante tutto... ne ho bisogno...
La solitudine mi consuma
October 12

L'atra storia di Dante

Studiando, questa sera, il Paradiso dalla Divina Commedia del grande ed illustre Dante Alighieri, i ricordi sono tornati all'anno scorso, in una giornata di banchi verdi (è tutto ciò che ricordo della classe di quell'ora, quel giorno...), io e ilmiocompagnodibanco notavamo, durante la spiegazione del Canto IX del Purgatorio, che una seconda strada era aperta nel racconto del poeta... Se andavamo a leggere semplicemente (come, a mio parere si dovrebbe fare sempre) i meravigliosi versi del poeta fiorentino ci appariva, chiara come il sole, un'interpretazione immediata e luminosa: davanti ai nostri occhi un capolavoro del doppio senso! Ed esso, col procedere della narrazione, si irrobustiva! (anche questo è un doppio senso, probabilmente capirete il perchè solo fra un po').
Quello che sto andando a fare, per oggi, è la semplice trascrizione del testo poetico, con la promessa di includere la variegata e complessa spiegazione nel mio prossimo intervento...
Ora sta a voi, per il momento, cercare di vedere quello che io e ilmiocompagnodibanco abbiamo visto sfolgorante sotto al nostro naso, quel giorno...
 
   La concubina di Titone antico
già s'imbiancava al balco d'oriente,
fuor de le braccia del suo dolce amico;
   di gemme la sua fronte era lucente,
poste in figura del freddo animale
che con la coda percuote la gente;
   e la notte, de' passi con che sale,
fatti avea due nel loco ov'eravamo,
e 'l terzo già chinava in giuso l'ale;
   quand'io, che meco avea di quel d'Adamo,
vinto dal sonno, in su l'erba inchinai
la 've già tutti e cinque sedevamo.
   Ne l'ora che comincia i tristi lai
la rondinella presso a la mattina,
forse a memoria de' suo' primi guai,
   e che la mente nostra, peregrina
più da la carne e men da' pensier presa,
a le sue vision quasi è divina,
   in sogno mi parea veder sospesa
un'aguglia nel ciel con penne d'oro,
con l'ali aperte a calare intesa;
   ed esser mi parea là dove fuoro
abbandonati i suoi da Ganimede,
quando fu ratto al sommo consistoro.
   Fra me pensava: 'Forse questa fiede
pur qui per uso, e forse d'altro loco
disdegna di portarne suso in piede'.
   Poi mi parea che, poi rotata un poco,
terribil come folgor discendesse,
e me rapisse suso infino al foco.
   Ivi parea che ella e io ardesse;
e sì loincendio imaginato cosse,
che convenne che 'l sonno si rompesse.
   Non altrimenti Achille si riscosse,
li occhi svegliati rivolgendo in giro
e non sappiendo là dove si fosse,
   quando la madre da Chiron a Schiro
trafuggò lui dormendo in le sue braccia,
là onde poi li Greci il dipartiro;
   che mi scoss'io, sì come da la faccia
mi fuggì 'l sonno, e diventa' ismorto,
come fa l'uom che, spaventato, agghiaccia.
   Dallato m'era solo il mio conforto,
e 'l sole er' alto già più che due ore,
e 'l viso m'era a la marina torto.
   <Non aver tema>, disse il mio segnore;
<fatti sicur, ché noi semo a buon punto;
non stringer, ma rallarga ogne vigore.
   Tu se' omai al purgatorio giunto:
vedi là il balzo che 'l chiude dintorno;
vedi l'entrata là 've par digiunto.
   Dianzi, ne l'alba che procede al giorno,
quando l'anima tua dentro dormia,
sovra li fiori ond' è là giù addorno
   venne una donna, e disse: "I' son Lucia;
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l'agevolerò per la sua via".
   Sordel rimase e l'altre genti forme;
ella ti tolse, e come 'l dì fu chiaro,
sen venne suso; e io per le sue orme.
   Qui ti posò, ma pria mi dimostraro
li occhi suoi belli quella intrata aperta;
poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro>.
   A guisa d'uom che 'n dubbio si raccerta
e che muta in conforto sua paura,
poi che la verità li è discoperta,
   mi cambia' io; e come sanza cura
vide me 'l duca mio, su per lo balzo
si mosse, e io di rietro inver' l'altura.
   Lettor, tu vedi ben com'io innalzo
la mia matera, e però con più arte
non ti maravigliar s'io la rincalzo.
   Noi ci appressammo, ed eravamo in parte
che là dove pareami prima rotto,
pur come un fesso che muro diparte,
   vidi una porta, e tre gradi di sotto
per gire ad essa, di colori diversi,
e un portier ch'ancor non facea motto.
   E come l'occhio più e più v'apersi,
vidil seder sovra 'l grado sovrano,
tal ne la faccia ch'io non lo soffersi;
   e una spada nuda avea in mano,
che reflettea i raggi sì ver' noi,
ch'io drizzava spesso il viso in vano.
   <Dite costinci: che volete voi?>,
cominciò elli a dire, <ov' è la scorta?
Guardate che 'l venir sù non vi nòi>.
   <Ed ella i passi vostri in bene avanzi>,
ricominciò il cortese portinaio:
<Venite dunque a' nostri gradi innanzi>.
   Là ne venimmo; e lo scaglion primaio
bianco marmo era sì pulito e terso,
ch'io mi specchiai in esso qual io paio.
   Era il secondo tinto più che perso,
d'una petrina ruvida e arsiccia,
crepata per lo lungo e per traverso.
   Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia,
porfido mi parea, sì fiammeggiante
come sangue che fuor di vena spiccia.
   Sovra questo tenea ambo le piante
l'angel di Dio sedendo in su la soglia
che mi sembrava pietra di diamante.
   Per li tre gradi sù di buona voglia
mi trasse il duca mio, dicendo: <Chiedi
umilmente che 'l serrame scioglia>.
   Divoto mi gittai a' santi piedi;
misericordia chiesi e ch'el m'aprisse,
ma tre volte nel petto pria mi diedi.
   Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada, e <Fa che lavi,
quando se' dentro, queste piaghe> disse.
   Cenere, o terra che secca si cavi,
d'un color fora col suo vestimento;
e di sotto da quel trasse due chiavi.
   L'una era d'oro e l'altra era d'argento;
pria con la bianca e poscia con la gialla
fece a la porta sì, ch'i' fu' contento.
   <Quantunque l'una d'este chiavi falla,
che non si volga dritta per la toppa>,
diss'elli a noi, <non s'apre questa calla.
   Più cara è l'una; ma l'altra vuol troppa
d'arte e d'ingegno avanti che disserri,
perch' ella è quella che 'l nodo disgroppa.
   Da Pier le tegno; e dissemi ch'i' erri
anzi ad aprir ch'a tenerla serrata,
pur che la gente a' piedi mi s'atterri>.
   Poi pinse l'uscio a la porta sacrata,
dicendo: <Intrate; ma facciovi accorti
che di fuor torna chi 'n dietro si guata>.
   E quando fuor ne' cardini distorti
li spigoli di quella regge sacra,
che di metallo son sonanti e forti,
   non rugghiò sì né si mostrò sì acra
Tarpea, come tolto le fu il buono
Metello, per che poi rimase Macra.
   Io mi rivolsi attento al primo tuono,
e 'Te Deum laudamus' mi parea
udire in voce mista al dolce suono.
   Tale imagine a punto mi rendea
ciò ch'io udiva, qual prender si suole
quando a cantar con organi si stea;
   ch'or sì or no s'intendon le parole.
October 02

Presentazioni

Eccomi qua...
Protetto da uno pseudonimo piuttosto ridicolo, incurante del naso gocciolante...
Il nonsense ha il controllo della mia esistenza, il raffreddore ha il controllo del mio corpo, ma la mia mente gira ancora per le terre di nessuno in cerca di qualcosa.
Nel frattempo il mio cervello part-time è lieto di presentarvi un raro esempio di personalità multipla incontrollata, innumerata, imprevedibile e un po' scemotta: il "Rolando Michelangelo" del nuovo millennio è arrivato tra voi, per portare buona musica e tante ca%$#te molto poco divertenti.
Io suono il pianoforte dai tempi della seconda media, e non me la cavo tanto malaccio, e in più suono tanti altri strumenti musicali, ma tutti piuttosto malaccio.
Suono attualmente in tre gruppi diversi, nei quali in due suono la tastiera e nell'altro la batteria. Siamo molto scombinati, e facciamo le cose tanto per farle, ma quello che importa è che facciamo musica...
Considero musica tutto ciò che mi fa provare emozioni, e spero un giorno di far sì che tutte le mie emozioni siano musica
 
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